Storia di Pomarance


Vai ai contenuti

Lex Julia-Acque calde a Larderello-Un cavaliere romano a S.Sisto

Romani

La Lex Julia nell'agro volterrano
La selva volterrana dalla Cornia ai monti che limitano la valle della Cecina, forse mai di proprietà privata, diventa di diritto pubblico nel tempo in cui Siila conduce la sua lotta nel nostro territorio.
Nel 59 a. C. Giulio Cesare, nel suo primo anno di consolato, propone la legge Julia agraria che assegna ad ogni centuria di veterani una plaga di terreno incolto perché i legionari, dopo le imprese belliche, possano trasformarsi in coltivatori.
Marco Tullio Cicerone, famoso oratore latino di questo tempo, e Strabone, geografo ne! I secolo dell'era cristiana, che sono le più antiche voci che parlino delle nostre terre, ci danno molte informazioni di questo importante avvenimento storico. Il terreno viene diviso fra i soldati veterani in parti di varia misura per la natura del terreno, ondulata e diversa che caratterizza l'agro volterrano. Gli appezzamenti vengono chiamati sortes, perché estratti a sorte fra cento veterani, e sono limitati da paletti di legno denominati " termini ", presso i quali viene fatto il sacrificio al Dio Termine. Chi ottiene la " Buona sorte " cioè terreno vicino all'abitato, e chi la " Mala sorte ", cioè terreno lontano dall'abitato. I Magistrati a cui è affidato l'assegnamento delle terre devono tenere due registri in cui sono segnati i nomi dei nuovi proprietari e la qualità della loro proprietà fondiaria, con varie formule rappresentanti diversità giuridiche.
(Il fundus di un Livius ed il fundus di un Mittius o Maecius, diverranno nel medio evo il fundus Livianus, Mittianus o Maecianus, volgarizzati poi in Libbiano e Micciano).
Questa distribuzione di terreni si intensifica sempre più anche sotto Cesare Ottaviano Augusto, finché nel 14 a. C. terminano le occupazioni dell'agro volterrano da parte dei suoi legionari e una fitta rete di poderi coloniali copre tutto il paese dalla Magra alla Cornia, eccettuate le zone boscose e paludose e perciò inabitabili.

Acque calde senza vapore a Larderello?
Siamo prossimi al tempo in cui sta per avere inizio l'era cristiana e Ottaviano Augusto dà all'Italia un nuovo ordinamento e una nuova ripartizione territoriale, dividendola in undici regioni. L'Etruria costituisce la VII regione d'Italia e Volterra è capoluogo di un vasto territorio con sbocco al mare.
Il Municipio di Volterra, come tanti altri, è ridotto ad organo dello Stato e subisce l'ingerenza del potere centrale di Roma. Qui la Magistratura è rappresentata dai Quatuorviri (quattro uomini), altri quattro uomini pensano alla redazione quinquennale del censo, i Quaestores sono custodi dei decreti del Senato e curano la manutenzione delle strade ed i Pontífices si occupano del culto pubblico e privato. E' il tempo in cui Plinio il vecchio, ricercatore di tutte le meraviglie naturali, percorre la via comunemente usata dai volterrani per andare a Vetulonia e Populonia e lungo la quale vi sono i lagoni di acqua calda. Nella sua opera enciclopedica di notizie storiche, topografiche e naturali, denominata " Naturalis Historia " Plinio non ci dà a conoscere il grandioso fenomeno dei soffioni, sebbene queste manifestazioni siano appunto prossime alla strada principale interna tra Volterra e Populonia, facendo presupporre che le scaturigini di vapore non esistessero al suo tempo e che perlomeno fossero di minima evidenza.

Un cavaliere romano a S. Sisto
Vaste zone del territorio comprese fra i Monti pisani e il fiume Cornia sono prive di testimonianze epigrafiche. Ad oggi conosciamo due soli nuclei epigrafici latini, Pisa e Volterra con i territori prossimi ad esse.
Un ritrovamento di notevole valore archeologico avvenne nel Giugno dell'anno 1966 in località S. Sisto di Sillano.
Durante la lavorazione dei campi, con trattore cingolato, venne alla luce, sollevata e spaccata in quattro pezzi, una lastra di marmo rettangolare delle dimensioni di circa cm. 80x50 e 5 di spessore, scorniciata sul perimetro e con iscrizione ad incavo ben conservata.
A quanto dicono i contadini locali, quella zona è sempre rimasta incolta perché in superficie esistono strutture murarie tali da ostacolare l'aratura.
La lastra, che oggi si trova al Museo Guarnacci di Volterra, porta scritta questa epigrafe. "Aulo Mario Montano cavaliero romano figlio di Lucio della Tribù Sabatina e sua moglie Veratia Aufidia figlia di Caio Mario Aufidiano figlio di Sesto pose".
Si ritiene che questa epigrafe sia da datarsi a poco prima dell'inizio dell'Era Cristiana. Una ricerca più accurata nella zona, probabile centro di vita dell'età imperiale, porterebbe alla luce ritrovamenti di notevole interesse, specialmente se connessi a quelli già accennati di Sillano, tali da poter rievocare gli avvenimenti della guerra tra i Consoli romani Mario e Siila.
La lapide trovata a S. Sisto è quindi da ritenersi un pezzo raro quando si considera che siamo soltanto in possesso di circa 40 epigrafi latine ritrovate nella nostra zona, alcune delle quali sono raccolte al Museo Guarnacci.
Pure a Fatagliano, un paese fra Pomarance e Saline di Volterra, sulla sponda destra del fiume Cecina, fu trovata una iscrizione sopra un'urna cineraria di marmo; mentre presso il fiume una lastra quadrata dedicata a Macrothiymia che lascia il marito desolato dopo aver vissuto con lui venti anni e sei mesi. Il coniuge afflitto la dichiara "incomparabile, dilettissima, castissima, santissima". Questa tavola trovasi al Museo Civico di Pisa.
Queste epigrafi ritrovate nella nostra zona, unite alle poche altre, tutte dell'agro volterrano, se confrontate con le stele etrusche, ci permettono di rilevare che dallo stile epigrafico dell'epoca etrusca, rigido e primitivo, che si limita soltanto ad indicare il nome e patronimico, si passa poi alle indicazioni di età e qualità del morto e quindi alla lode di Macrothymia, lasciando intravedere una trasformazione di sentimenti e di stile, di animi e di costumi.

Cerca

Torna ai contenuti | Torna al menu