Storia di Pomarance


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Grano volterrano a Scipione - Mario contro Silla

Romani

Il numero degli abitanti del Presidio di Volterra
Polibio, autorevole storico greco, che trascorse gran parte della sua vita a Roma, verso la metà del II secolo a. C. c'informa che da un censimento della popolazione dell'Etruria, fatto dai Romani poco dopo la fine della I guerra punica (264-241 a. C.) e quindi circa nel 235 a. C, si rileva che tutti gli abitanti dei due sessi, compresi gli schiavi, dal Tevere all'Arno ascendono a 220.000(al massimo 240.000). Volterra con il suo presidio può contenere cinque o seimila abitanti e altrettanti possono essere gli indigeni dei villaggi delle valli dell'Era, della Cecina e della Trossa, nonché delle colline di Bibbona; dalla stessa fonte apprendiamo notizie sulla scarsa viabilità e sulle misere condizioni dell'agricoltura.
Questa situazione demografica, confrontata con quella relativa alla sola Volterra dell'anno 400 a. C, mette in evidenza la enorme diminuzione del popolo etrusco, rimasto decimato dalle guerre ed in maggior misura dalla malaria, diffusa da gente infetta venuta dall'Asia o dall'Africa, che ha imperversato nelle pianure comprese tra Vulci e Pisa.

Il grano del volterrano donato a Scipione per la 2" guerra punica
Immense sono le foreste vergini ove si aggira questa scarsa popolazione. Gli abitanti delle campagne si danno ad disboscamento e al dissodamento dei terreni fino a che, nel 205 a. C, il territorio del volterrano figura tra quelli che donarono grano al Console Publio Cornelio Scipione per la sua spedizione africana (218-202 a. C). (Da notare che in questo tempo, con i mezzi di coltivazione in uso, il grano non rende che 4 o 5 volte il seme).
Dal 193 al 155 a. C. la gente del volterrano affianca l'esercito romano nella guerra contro i Liguri. Durante questi trentotto anni Volterra rimane la grande fortezza che serve di appoggio ai romani che hanno le loro basi avanzate a Luni, Pisa e Lucca.
Con la vittoria del Console Quinto Minucio Termo del 191 a. C. e quella del Console Claudio Marcello del 155 a. C, i Liguri sono snidati dai loro monti Apuani e deportati nel Sannio.
Volterra si sente così finalmente libera dai suoi secolari nemici e comincia una nuova vita migliorando la sua condizione sociale che permette agli abitanti dell'agro volterrano di passare da una pastorizia vagante a un fecondo e stabile lavoro dei campi.
Nel I secolo a. C. l'importanza di Volterra sotto il dominio romano diminuisce a seguito della costruzione della grande via consolare, detta Via Emilia, da Emilio Scauro, che pone l'antica città al di fuori della grande viabilità dell'Impero. Questa via Emilia dei romani, che è un ardito prolungamento della via Aurelia (da Aurelio Cotta) la cui costruzione si era fermata a Montalto di Castro, ora permette di raggiungere Pisae (Pisa) e Luni presso la foce del fiume Magra.
(Per inciso possiamo dire che la via Cassia e la via Flaminia erano già ultimate; fino ad Arezzo (Arretium) la prima, e fino a Rimini (Ariminium) la seconda, mentre la via sul litorale del tirreno era ancora ferma in prossimità di Vulci a Montalto di Castro, fin dalla fine del II secolo a.C. Sembra che questa strada consolare fosse stata iniziata da Aurelio Cotta, da cui prese il nome. Seguendo poi le fortunose vicende delle armi romane in Etruria, nel corso del III e II secolo a.C. i costruttori si dovettero fermare a Montalto perché oltre questo luogo si entrava nei grandi acquitrini.
Nel 115 a.C. il Console Emilio Scauro costruì una via che congiungeva Tortona nella Gallia Cisalpina, con Luni e Pisae, ultimandola nel 109 a.C, allorché iniziò l'opera difficilissima di congiungere Pisa con Montalto Tale opera, denominata appunto Via Emilia, concorse enormemente a trasformare il paese compreso fra la Cornia e i Monti Pisani, permettendo all'antico villaggio di Pisae di divenire una località di primaria importanza. Volterra subì danno grave, poiché essa aveva dominato tutti i sentieri della zona, i quali si internavano nel paese per evitare i grandi allagamenti della Cornia e dell'Arno lungo la costa.

La cittadinanza romana ai Volterrani
E' in atto la guerra sociale (91-88 a.C), Roma combatte sul suolo italico contro gli alleati italici (Socii) tra cui sono i Sanniti, i Lucani, gli Apuli ed altri, i quali vogliono ottenere la cittadinanza romana che assicura loro numerosi privilegi. Gli italici mettono in campo 100.000 uomini mentre Roma ne arruola 140.000. Poiché le operazioni si mostrano difficili e sanguinose con incerti risultati, Roma per evitare che le si schierino contro anche gli Etruschi e gli Umbri, che ancora non hanno defezionato, emana una legge (Lex Iulia) che concede loro la cittadinanza romana. Questa a Volterra viene concessa nell'anno 90 a.C. dal Console Lucio Giulio Cesare e Cicerone definisce Aulo Cecina Seniore e Aulo Cecina Juniore "gli uomini più illustri di tutta l'Etruria". I volterrani sono iscritti nella tribù Sabatina e la Comunità volterrana è annessa in condizioni di parità con gli originari di Roma.

Mario e Siila in lotta tra Volterra e Sillano
Nell'89 a.C. una seconda legge estende la cittadinanza romana a tutti gli italici che presentino domanda entro sessanta giorni. In virtù di questa legge, nell'88 a.C. Lucio Cornelio Siila conclude le sanguinose operazioni che sono costate ben trecentomila morti, desolazione e miseria. L'intera penisola diviene così territorio romano.
Ma la fine della guerra sociale non segna l'inizio di un periodo di pace per le popolazioni italiche, poiché si accende ben presto la scintilla della guerra civile, che vede come protagonisti Caio Mario e Lucio Cornelio Siila Il primo è uomo politico ed esponente degli interessi popolari, che dà modo ai proletari (poveri ma ricchi soltanto di prole) di ottenere una professione con il reclutamento volontario. Il secondo è un patrizio romano, che si è distinto nella guerra sociale e viene opposto al Senato romano a Mario ed al partito democratico da lui rappresentato.
Per un breve periodo di tempo i due rivali si alternarono al comando di Roma ed ogni volta si riaccendono odii e si hanno atroci vendette. Nell'86 a.C. Mario muore ma le lotte continuano con i suoi successori finché Siila ha la meglio, si fa nominare Dittatore a vita e comincia ad eliminare con le famose"Liste di proscrizione" gli ultimi partigiani di Mario e distribuisce le terre ai propri soldati.
Le violenze contro i seguaci di Mario provocano 5.000 morti a Roma alimentando odii e rancori personali che portano all'uccisione di molti innocenti ed insanguinano orribilmente la sua dittatura
Roma frattanto ha iniziato a latinizzare i paesi conquistati col metodo delle Colonie Militari, composte di soldati veterani e di gente diversa, e con il comando in lingua latina obbliga tutti a conoscere l'idioma del Senato. Il risentimento contro le violenze sillane è estremamente vivo in Etruria, ed alcune città come Arezzo, Populonia e Volterra si schierano contro Siila.
Nell'anno 81 a.C. troviamo che Volterra dà asilo ai proscritti di Silla ed ai resti dell'esercito di Mario; mentre nel Luglio di quest'anno la città è assediata dal Dittatore.
Volterra non è soltanto una città in rivolta, è il centro della sommossa dell'antica Etruria, ed ai volterrani si uniscono molti altri partigiani di Mario di luoghi diversi. I difensori di Volterra ascendono a otto o diecimila combattenti, la resistenza è ammirevole e i due anni di assedio (81-79 a.C.) terminano anziché in una capitolazione in un trattato che lascia in libertà i ribelli, mentre Siila costretto a veder sfuggire i suoi più fieri nemici, si scaglia contro i cittadini e quelli del contado. La città, sfinita dalla tremenda lotta, commuove Cicerone, che ci fa comprendere la gravità del momento accennando alle tristi condizioni in cui viene a trovarsi l'antica fortezza. (Disgrazia eccessiva dell'epoca sillana - Disgrazia di Volterra).
E' credenza diffusa nei nostri luoghi che risalga a questo tempo la costruzione di un'opera militare delle coorti di Siila sull'altura ove oggi domina la Rocca, denominata appunto sillana. I ruderi che attualmente vi si vedono sono medioevali, ma ricerche e scavi potrebbero portare alla luce avanzi testimonianti la lotta avvenutavi circa duemila anni fa.

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