Storia di Pomarance


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Dissolvimento etrusco-Roma contro Volterra

Romani

Inizio del dissolvimento etrusco
Nel IV secolo a. C. si profila una lotta tremenda per l'egemonia di Roma sulle città etrusche del nord.
Nell'anno 336 a. C. infatti inizia il decadimento della potenza etrusca con la presa di Melpum (Melzo) a nord di Milano, da parte dei Galli, e di Veij a sud, da parte dei Romani. Nel 310 a. C. viene inferto un colpo terribile alla nazione etrusca da parte dei romani in una cruenta battaglia presso Perusia (Perugia), nella quale, secondo Tito Livio, trovano la morte 60.000 etruschi; contemporaneamente Volterra perde Populonia, suo emporio marittimo e ne prende il posto Vada, che poi rimarrà il porto volterrano per diversi secoli.

La lotta fra Romani e Volterrani sotto Montecatini Val di Cecina
La lotta di Volterra contro Roma si sta avvicinando mentre la città etrusca è impegnata contro i Liguri. Nell'anno 298 a. C. infatti i Romani si sono spinti nel territorio volterrano; forse pensano di occupare Volterra e con essa di impossessarsi di un centro minerario molto importante e di una base sicura per le successive azioni di guerra contro i Liguri.
Già le legioni romane del Console Lucio Scipione Barbato si trovano accampate in località Buriano presso Montecatini Val di Cecina, in una zona pianeggiante, che ancora oggi viene chiamata "Campo romano". Scipione si appresta ad una lunga guerra, la vista della città sull'alto colle con le sue poderose mura fa prevedere difficile l'assalto. Ma ecco che gli Etruschi del volterrano giungono a schiere compatte. Si sferra l'attacco e per tutto un giorno si combatte con enormi perdite dei due contendenti e solo sul calare della notte la battaglia finisce mentre è incerto l'esito della lotta. Il giorno seguente rivela quale sia il vinto e il vincitore. Infatti durante la notte, in silenzio, gli Etruschi hanno tolto il campo e sono fuggiti. I Romani accortisi della fuga precipitosa dei Volterrani si impossessano dell'ingente bottino e si danno a saccheggiare le terre, devastando villaggi e mettendo tutto a ferro e fuoco. La città di Volterra si difende fino all'estremo e Scipione, saccheggia le borgate, abbandona il territorio volterrano portando la guerra verso Arezzo.
Chi desiderasse portarsi sul luogo ove avvenne l'epica battaglia, si rechi nel pianoro compreso fra i poderi Camporomano e Stalla alla Macchia, sulla pendice est di Montecatini V. C, ove di recente sono state rinvenute, durante i lavori di arature, tombe romane con scheletri e vasi di terracotta.
Nell'anno 283 a. C, a quanto c'informa Tito Livio nella sua Deca di introduzione, ove espone un riassunto delle tradizioni sulle origini di Roma e della Repubblica, troviamo soldati volterrani condotti dal Lucumone Elio, che combattono con grande valore contro i Romani presso il lago Vadimone, oggi stagno di Bassano presso Viterbo.

Volterra si dà a Roma
Ormai la potenza etrusca sta per essere sopraffatta e verso l'anno 266 a. C. troviamo Volterra definitivamente soggetta a Roma. Tutto il nostro territorio viene così a far parte della Confederazione italica ed ha inizio una nuova vita sotto il dominio romano.

Si diffonde la lingua latina
Con la famosa battaglia di Vadimone, per la quale il Tevere si colora di rosso, con quella di Volsinij, (Orvieto) nel 265 a. C. e di Falerij (Falena) nel 241 a. C, cessa di esistere la comunità etrusca vinta dalla salda organizzazione dei Romani, mentre la lingua latina, imposta dal Senato come principale canone politico, va diffondendosi, facendo dimenticare quella etrusca.
L'adattamento degli Etruschi al governo di Roma è rapido e generale. La unificazione d'Italia sotto Roma rende inutile la funzione militare di Volterra, che alla fine del periodo etrusco ed al principio di quello etrusco-romano trascorre un'epoca di prosperità attestata da varie manifestazioni nel campo dell'arte, come le famose urne cinerarie in alabastro

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